La prima cosa che si nota sono i quattro colossi. Sono lì, seduti davanti alla montagna, con lo sguardo rivolto verso il paesaggio nubiano. Le fotografie li rendono familiari, ma danno solo in parte l’idea delle loro dimensioni. Dal vivo, davanti a statue alte circa venti metri, la sensazione è decisamente diversa.
I templi di Abu Simbel si trovano nel sud dell’Egitto, sulle rive del Lago Nasser. Sono due: il Grande Tempio di Ramses II e quello più piccolo dedicato alla dea Hathor e alla regina Nefertari. Sono stati scavati nella roccia e, nonostante siano vicinissimi, raccontano aspetti diversi della stessa epoca.
C’è poi una particolarità che rende Abu Simbel ancora più interessante. Quello che vediamo oggi non si trova esattamente nel punto scelto dagli antichi Egizi. Negli anni Sessanta il complesso è stato smontato e ricostruito più in alto per proteggerlo dalle acque del Lago Nasser.
È difficile accorgersene guardandolo. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più sorprendenti della visita.
1. Perché Abu Simbel era così importante per Ramses II?
Abu Simbel non si trova qui per caso. Siamo in Nubia, molto a sud rispetto ai grandi centri dell’antico Egitto. Era una regione importante per gli scambi e per i rapporti con i territori africani situati più a sud.
Ramses II ha fatto costruire qui un monumento impossibile da ignorare.
Le quattro statue della facciata mostrano il faraone seduto sul trono. Sono enormi rispetto alle altre figure scolpite intorno a loro e il messaggio, anche senza conoscere i geroglifici, arriva ancora oggi con una certa immediatezza.
Ma sarebbe riduttivo vedere i templi di Abu Simbel soltanto come una dimostrazione di potere. Erano prima di tutto luoghi sacri. Il Grande Tempio era legato a Ramses II e a importanti divinità egizie, mentre il secondo tempio aveva un forte legame con Hathor e Nefertari.
Chi era Ramses II?
Ramses II ha governato l’Egitto nel XIII secolo a.C. e il suo regno è durato circa 66 anni. Un periodo lunghissimo, durante il quale il faraone ha lasciato la propria impronta in molte zone del Paese.
Ad Abu Simbel non bisogna nemmeno cercarla: è dappertutto.
Ramses compare all’esterno, negli ambienti interni e sulle pareti. Alcune immagini lo mostrano accanto alle divinità, altre ricordano episodi militari. Tra questi c’è la battaglia di Qadesh, uno degli eventi più conosciuti associati al suo regno.
Perché il complesso è stato costruito proprio in Nubia?
La posizione aveva un valore preciso. La Nubia era una regione strategica e rappresentava anche un collegamento verso sud.
Immaginare Abu Simbel nell’antichità aiuta a comprenderne l’effetto. Chi attraversava questa zona incontrava un’intera montagna trasformata in monumento, con il faraone raffigurato in proporzioni colossali.
L’architettura parlava da sola. Allo stesso tempo, dietro quella facciata monumentale iniziava uno spazio religioso molto più articolato.
2. Cosa si vede entrando nel Grande Tempio?
Davanti alla facciata del Grande Tempio viene spontaneo fermarsi. È l’immagine simbolo di Abu Simbel Egitto e, una volta sul posto, si scoprono molti particolari che nelle fotografie passano facilmente in secondo piano.
I quattro colossi di Ramses II raggiungono circa venti metri. Intorno alle loro gambe compaiono figure della famiglia reale, molto più piccole. Le proporzioni seguono il linguaggio dell’arte egizia, dove le dimensioni potevano indicare il rango e l’importanza della persona rappresentata.
Poi si entra.
Fuori ci sono il sole e il paesaggio aperto della Nubia; dentro, la luce diminuisce e l’atmosfera cambia quasi subito. Il tempio si sviluppa nella roccia e le sale accompagnano gradualmente verso il santuario.
Cosa raccontano le sale del tempio?
Nella prima grande sala si incontrano pilastri monumentali associati a Ramses II. Sulle pareti, invece, si alternano scene religiose e rappresentazioni legate alle campagne militari del faraone.
Vale la pena guardarle con un po’ di attenzione. La tentazione, davanti a spazi così imponenti, è quella di osservare soprattutto l’insieme. I dettagli raccontano però buona parte della storia.
Proseguendo, gli ambienti diventano più piccoli fino ad arrivare al santuario. Qui sono raffigurati Ptah, Amon-Ra, Ramses II divinizzato e Ra-Horakhty.
Cosa succede durante il fenomeno solare?
Il santuario è legato anche alla famosa illuminazione solare di Abu Simbel.
In due momenti dell’anno, i raggi del sole attraversano l’ingresso e penetrano fino alla parte più interna del tempio, raggiungendo alcune delle figure del santuario.
È uno dei motivi per cui si parla tanto dell’orientamento di Abu Simbel. Non c’è soltanto la monumentalità delle statue: anche luce e architettura dialogano tra loro.
Quando il complesso è stato trasferito, questo rapporto ha richiesto particolare attenzione. Il nuovo posizionamento ha cercato infatti di conservare il più possibile le caratteristiche dell’orientamento originale.
3. Perché vale la pena visitare anche il tempio di Nefertari?
Quasi tutti arrivano pensando ai quattro colossi di Ramses II. Una volta sul posto, però, il vicino tempio di Nefertari merita molto più di uno sguardo veloce.
Tra i templi di Abu Simbel, è quello più piccolo, ma possiede una personalità tutta sua. È dedicato alla dea Hathor e alla regina Nefertari e presenta sulla facciata sei grandi statue.
C’è un dettaglio che salta all’occhio: Nefertari è raffigurata con dimensioni simili a quelle di Ramses II. È una scelta significativa, soprattutto considerando il modo in cui venivano normalmente rappresentati i membri della famiglia reale.
Chi era Nefertari?
Nefertari è stata una delle principali mogli reali di Ramses II e ha avuto un posto di particolare rilievo nella rappresentazione della corte.
Chi visita Luxor può incontrare nuovamente la sua storia nella Valle delle Regine, dove si trova la sua celebre tomba, nota soprattutto per le raffinate decorazioni.
Ad Abu Simbel, invece, la sua figura è legata ad Hathor. La dea era associata a diversi aspetti della vita e della religione egizia, tra cui musica, gioia e maternità.
Cosa cambia rispetto al tempio di Ramses II?
Prima di tutto, le dimensioni. Il tempio di Nefertari è più raccolto e l’esperienza all’interno risulta diversa.
Proprio per questo è più facile soffermarsi su colonne, rilievi e figure. Ramses II e Nefertari compaiono insieme alle divinità e alcuni elementi decorativi richiamano direttamente Hathor.
I due templi funzionano bene uno accanto all’altro: il primo impressiona immediatamente per la scala, il secondo invita maggiormente a guardare i particolari.
4. Come è stato possibile spostare Abu Simbel?
Sapere che Abu Simbel è stato trasferito cambia un po’ il modo di guardarlo.
Negli anni Sessanta, la costruzione della Grande Diga di Assuan e la conseguente formazione del Lago Nasser hanno trasformato questa parte della Nubia. Diversi siti archeologici si trovavano nell’area interessata dalle nuove acque.
Per i templi di Abu Simbel è iniziata così una delle operazioni di conservazione archeologica più conosciute del Novecento, all’interno della campagna internazionale promossa dall’UNESCO.
Il problema era tutt’altro che semplice: come si sposta un complesso scavato dentro una montagna?
Come sono stati trasferiti i templi?
Non sono stati spostati interi.
Le strutture sono state tagliate con grande attenzione in numerosi blocchi. Ogni parte è stata catalogata e trasferita verso una nuova area, più alta rispetto alla posizione originaria. Da lì è iniziato il lavoro di ricomposizione.
Bisognava ricostruire non soltanto le facciate e gli ambienti interni, ma anche l’impressione generale del luogo. Per questo il complesso è stato inserito all’interno di rilievi artificiali che ricordano la montagna originale.
Oggi, arrivando davanti ai colossi, questa enorme operazione tecnica passa quasi inosservata. Ed è proprio questo a renderla ancora più impressionante.
Perché questa operazione è diventata così importante?
Il progetto ha coinvolto specialisti e competenze provenienti da diversi Paesi. Non riguardava soltanto Abu Simbel: faceva parte di uno sforzo più ampio per proteggere il patrimonio archeologico della Nubia.
Oggi Abu Simbel rientra nei Monumenti nubiani da Abu Simbel a Philae, riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale.
La storia del trasferimento aggiunge quindi un secondo livello alla visita. Prima ci sono Ramses II e l’Egitto faraonico. Poi, oltre tremila anni più tardi, c’è una grande operazione internazionale nata per conservare quello stesso patrimonio.
5. Come organizzare bene una visita ad Abu Simbel?
La posizione di Abu Simbel Egitto richiede un po’ più di organizzazione rispetto ad altre visite. Il sito si trova nell’estremo sud del Paese, vicino al confine con il Sudan e a circa 280 chilometri da Assuan.
Per molti viaggiatori, Assuan è il punto di partenza più pratico. Da qui Abu Simbel può essere raggiunto via terra oppure in aereo, a seconda del programma scelto.
Il viaggio fa parte dell’esperienza. Man mano che ci si sposta verso sud, il paesaggio cambia e si entra sempre di più nella Nubia egiziana.
Qual è il momento più piacevole della giornata?
Le prime ore del giorno sono una buona scelta. La luce sulle facciate è particolarmente bella e le temperature tendono a essere più piacevoli rispetto alle ore centrali.
Siamo comunque nel sud dell’Egitto, dove il sole può essere intenso. Acqua, abbigliamento comodo e protezione solare sono compagni utili durante la visita.
E poi c’è un consiglio molto semplice: ogni tanto conviene mettere via il telefono. Davanti ai quattro colossi, qualche minuto passato soltanto a guardarli vale più di una lunga serie di fotografie.
Quanto tempo serve per vedere Abu Simbel?
Dipende da quanto ci si vuole soffermare sui dettagli, ma entrambi i templi meritano attenzione. Limitarsi alla facciata più famosa significa vedere soltanto una parte del complesso.
Dentro ci sono rilievi, sale e santuari; poco più in là c’è Nefertari. Anche il paesaggio intorno al Lago Nasser contribuisce all’atmosfera del luogo.
I templi di Abu Simbel hanno questo particolare effetto: si arriva pensando soprattutto alle dimensioni e si riparte ricordando molti altri dettagli. La storia di Ramses II, la presenza di Nefertari, il sole che entra nel santuario e l’incredibile trasferimento del Novecento finiscono per intrecciarsi.
Visitare Abu Simbel Egitto significa proprio questo. Non soltanto trovarsi davanti a uno dei monumenti più riconoscibili del Paese, ma scoprire quante storie possono nascondersi dietro quattro gigantesche statue scolpite nella roccia.
FAQs
1. Dove si trova Abu Simbel?
Nel sud dell’Egitto, vicino al Lago Nasser e a circa 280 chilometri da Assuan.
2. Chi ha fatto costruire Abu Simbel?
Il complesso è stato realizzato durante il regno di Ramses II, nel XIII secolo a.C.
3. Quanti templi ci sono ad Abu Simbel?
Due: il Grande Tempio di Ramses II e il tempio dedicato a Hathor e Nefertari.
4. Perché Abu Simbel è stato spostato?
Il trasferimento ha permesso di proteggere il complesso durante la formazione del Lago Nasser.
5. Si può visitare Abu Simbel partendo da Assuan?
Sì. Da Assuan è possibile raggiungere il sito via terra oppure in aereo.